Banner
Home I Grandi Portieri Vladimir Beara
Notice
  • Informativa

    Questo sito utilizza cookies tecnici e sono inviati cookies di terze parti per gestire i login, la navigazione e altre funzioni. Cliccando 'Accetto' permetti l'uso dei cookie, Nell'informativa estesa puoi trovare ulteriori informazioni riguardo l'uso dei cookies di terze parti e la loro disabilitazione.

    PLG_SYS_LAWLINK_TEXT

Vladimir Beara

fotografia vladimir beara Nessun dubbio: "il ballerino" è stato uno dei più grandi portieri di tutti i tempi, gratificato di quel soprannome per i precedenti come ballerino dell'Opera di Belgrado, ma anche e soprattutto per l'agilità e il virtuosismo dei suoi interventi. Dotato di classe purissima per il ruolo, ha scritto il suo nome nella storia del calcio soprattutto per i prodigi compiuti in una celebre partita, giocata il 22 novembre 1950 contro l'Inghilterra e pareggiata inopinatamente (2-2) dalla Jugoslavia, accostatasi al match come vittima sacrificale. Il titolo «Veliki Beara», grande Beara, con cui il giorno dopo i giornali del suo paese ne salutarono le prodezze gli valse un'aura quasi eroica. Negli ultimi minuti in particolare la sua imbattibilità era parsa miracolosa, essendo riuscito a deviare a mani aperte sopra la traversa persino una spaventosa sventola dell'ala Hancocks che aveva tutti i crismi del tiro imparabile. Il pubblico aveva applaudito a lungo, Beara entrava nell'Olimpo dei grandi.

Era nato a Spalato nel 1927 e si era accostato tardi al pallone, in maniera quasi romanzesca. Appas-sionato di calcio, un giorno, a vent'anni, assisteva all'allenamento dell'Hajduk di Spalato quando i giocatori, dovendo provare i calci di rigore ed essendo indisponibili entrambi i portieri, chiesero se qualcuno tra il pubblico avesse voglia di provare a mettersi tra i pali. Vladimir conosceva la propria agilità e non aveva paura di niente: rispose all'invito. Di lì a poco, dopo aver sbalordito con i suoi voli d'angelo, si vedeva proporre un ingaggio. Era il 1948. Due anni dopo, come visto, era titolare in Nazionale, posto raggiunto dopo aver fatto il "secondo" ai Mondiali in Brasile, alle spalle di Mrkusic.

Alto, slanciato, con l'agilità di un gatto, era nato per dare spettacolo, anche per l'audacia al limite della spericolatezza nelle uscite. Quando incontrò l'Italia, in una amichevole a San Siro nell'aprile 1951, potè farsi ammirare solo grazie a una speciale amnistia per meriti sportivi. Era infatti accaduto che, di ritorno da una partita disputata con la Nazionale a Parigi, lui e Mrkusic erano stati fermati dalla polizia jugoslava per contrabbando: avevano con sé parecchie valigie cariche di merce varia. Oltre alle sanzioni del caso, subirono una sospensione di quattro mesi dall'attività. La sua indispensabilità alla causa per indiscutibili meriti sportivi lo salvò. Ai Mondiali in Svizzera nel 1954 fu titolare e strabiliò il pubblico con un prodigioso intervento nel match col Brasile, quando riuscì a gettarsi sui piedi del centravanti Baltazar, ormai a pochi passi dalla rete, ad afferrare il pallone senza toccare l'avversario e a scattare all'indietro in piedi così da evitare il rigore. Titolare anche quattro anni dopo, al Mondiale 1958, chiuse la carriera nella Stella Rossa di Belgrado.

fonte: http://www.storiedicalcio.altervista.org/