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Home I Grandi Portieri Gilmar
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Gilmar

fotografia gilmar brasile Neves dos Santos detto Gilmar, il più grande portiere brasiliano di tutti i tempi, l'unico estremo difensore ad avere vinto due Mondiali, nacque il 22 agosto 1930. Fisico svettante, colpo di reni, agilità da giaguaro, coraggio in area di rigore: questo il suo approccio a un ruolo in Brasile non amato («Il portiere non è un giocatore di calcio»). Gilmar fu presto campione, nelle file del Jabaquara, da dove lo prelevò il Corinthians, con cui conquistò il titolo paulista 1954. Esordì in Nazionale l'1 marzo 1953, ma non venne convocato per i Mondiali 1954. Un anno dopo diventava titolare della Selecão.

Plastico ed elegante, sobrio e corretto negli atteggiamenti, straordinario nel colpo d'occhio, nella presa e nella personalità con cui sapeva guidare alla voce il reparto, divenne presto un leader e un idolo del pubblico. Il trio "de los Santos", con Djalma e Nilton Santos, divenne una trave portante della Nazionale: 39 incontri giocati, tra cui due finali iridate vinte.Nel 1958 fu gran protagonista del Mondiale svedese, anche se poi ricordava soprattutto il gol subito nell'avvio della finale: «Quel diavolo di Liedholm ne aveva combinata un 'altra delle sue: finta di qua, finta di là, tiro nell'angolino. Imparabile. Ma non eravamo noi i brasiliani? Quattro minuti e la Svezia già vinceva. Didi raccolse la palla in fondo alla rete e la riportò a centrocampo fischiettando. "Tranquilli, state tranquilli", disse a tutti noi. Eravamo una banda di incoscienti o sapevamo davvero di essere i più forti? Ancora me lo chiedo...».

Nella sua modestia, a fine carriera si riconosceva un difetto: «Avevo un punto debole: le uscite. E mi allenavo per ore e ore con l'unica... medicina possibile: i cross, tanti cross. Non è facile diventare perfetti nelle uscite, chi ci riesce può dirsi il vero padrone dell'area». Lui lo divenne, impersonando una leggenda vivente del calcio: 100 partite in Nazionale, l'ultima il 12 giugno 1969 a Rio contro l'Inghilterra (2-1), a quasi quarant'anni. Gli chiesero di chiudere col quarto Mondiale, nel 1970, ma rifiutò, temendo di stropicciare il suo sontuoso blasone, arricchito dalle conquiste realizzate col Santos dell'epoca d'oro, il Santos di Pelé, che gli aveva pianto ragazzino sulla spalla al termine della finale di Svezia: due Coppe Libertadores, due Coppe Intercontinentali, dieci vittorie nel campionato paulista, due nel Torneo Rio-San Paolo. Quando chiuse, lasciò il mondo del calcio per occuparsi delle sue concessionarie d'auto (due Fiat e una Chevrolet) e dedicarsi al pallone solo come hobby da giocare con gli amici. Fino al 1985, quando venne operato al cuore. Guarito perfettamente, gli fu vietato dai medici di praticare ancora il calcio.

fonte: http://www.storiedicalcio.altervista.org/