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Home I Grandi Portieri Lev Yashin
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Lev Yashin

fotografia lev yashin «Guardai Yashin e mi parve di avere di fronte una figura ingigantita dal colore nero della maglia, una sorta di mostro che invece di mani e piedi protendeva tentacoli. Un senso di soggezione, come un lampo di passaggio, poi il fischio dell 'arbitro e il tiro, mentre scorgevo Jascin gettarsi a chiudere la porta sulla destra, proprio là dove avevo indirizzato la palla... Là dove luì aveva "voluto " che io tirassi il rigore. Aveva rimpicciolito la porta, mi aveva stregato»: così Sandro Mazzola fallì il penalty il 10 novembre 1963, all'Olimpico contro l'Urss, sbattendo contro la gigantografia del più grande portiere di tutti i tempi. Era un leone (Lev in russo), ma lo chiamavano "il Ragno nero" per la divisa sempre scura e le braccia interminabili, per le mani a ventosa e le gambe elastiche che facevano scattare gli 83 chili per 1,88 di altezza del suo fisico imponente. Sull'avversario a pochi metri era capace di volare da fermo da una parte all'altra della porta, seguendo l'intuizione e dandole corpo. La sua sagoma minacciosa riusciva a "chiudere" i pali all'attaccante, impedendogli di farne i punti di riferimento del tiro. Possedeva un innato senso della posizione e lo sguardo magnetico che imprigionava l'avversario nella tela vischiosa della paura di sbagliare.

Lev Yashin era nato a Mosca il 22 ottobre 1929 e a dodici anni, scoppiata la seconda guerra mondiale, aveva trovato lavoro in fabbrica come aggiustatore apprendista, quando l'arrivo come operaio di Vladimir Mihailovic Cecerov, ex atleta costretto al ritiro dall'attività da un grave infortunio, promosse l'attività sportiva all'interno del complesso. Cosi Yashin divenne portiere, di calcio e di hockey su ghiaccio. Poi la guerra finì, il leone scelse il pallone di cuoio e si ritrovò alla Dinamo Mosca. Nel 1953 era titolare in prima squadra, nel 1954 contro l'India esordì in Nazionale, nel 1956 assurse a fama mondiale vincendo le Olimpiadi di Melbourne. Quattro anni dopo, il pubblico del Parco dei Principi lo portava in trionfo dopo il successo sulla Jugoslavia nel primo Europeo per nazioni.

Partecipò a quattro Mondiali (dal 1958 al 1970), conquistò cinque titoli nazionali ('54, '55, '57, '59, '64) e il Pallone d'Oro 1963 (unico portiere della storia). Divenne un eroe popolare in tutto il mondo. Il 27 maggio 1971 allo stadio Lenin di Mosca difese per l'ultima volta la porta della Dinamo in una partita contro il Resto del Mondo. Divenne dirigente della Dinamo, ma la vita pretese il conto, con una emorragia cerebrale nel 1982 e poi la paralisi e l'amputazione della gamba destra. Morì appena compiuti i 60 anni, per un tumore allo stomaco.

fonte: http://www.storiedicalcio.altervista.org/