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Home I Grandi Portieri Dino Zoff
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Dino Zoff

fotografia dino zoff Comincia nell'Udinese, dove a onta di una profezia avventata dell'allenatore Eliani («Senti Zoff se te diventi un jogador, me tajo i cojoni») e del debutto disastroso («Per anni molti mi salutarono con la mano aperta, a indicare i cinque gol subiti»), si rivela presto un campione in erba. Stravedono per lui il presidente Bruseschi e l'allenatore Bonizzoni. Nel 1963 quest'ultimo lo vuole al Mantova, dove gioca fino al 1967, quando il Milan di Luigi Carraro arriva a un passo dall'acquisto, poi se lo fa soffiare dal Napoli. Nel 1968 esordisce in Nazionale, vincendo il titolo continentale. Nel 1972 è alla Juve di Boniperti per la lunga cavalcata destinata a interrompersi solo sulla sconfitta in Coppa dei Campioni contro l'Amburgo. Quando il Monumento (finito sulla copertina di Newsweek e sul francobollo disegnato da Guttuso per aver vinto il Mondiale a 40 anni), decide di lasciare, diventando allenatore e dirigente di successo. Per 21 anni restarono primato assoluto anche i 903 minuti di imbattibilità, dal 3 dicembre 1972 al 18 febbraio 1973, poi superati da Seb Rossi. E valgono ancora il record di imbattibilità in Nazionale, 1.144 minuti, dal 1972 al 1974; e quello in Coppa dei Campioni, 399 minuti nel 1972-73. Tuttora insuperato pure il numero di partite in A: 570 (cui vanno aggiunte le 74 in B, le 110 in Coppa Italia e le 87 nelle Coppe internazionali). E ancora, le 110 partite in Nazionale. Dal 24 settembre 1961, Fiorentina-Udinese 5-2, al 15 maggio 1983, Juventus-Genoa 4-2, è racchiusa una serie infinita di successi: con la Nazionale, un titolo di Campione del Mondo e uno di Campione d'Europa. Con la Juventus, 6 scudetti, una Coppa Uefa e 2 Coppe Italia. Dino Zoff nasce a Mariano del Friuli (Gorizia) il 28 febbraio 1942. 
Niente voli angelici e spettacolari, niente uscite a sfracellarsi su un emozione, ma soltanto lo stretto indispensabile e quel fisico curato con l'amore di un meccanico per la sua creatura. La normalità Dino Zoff la portava raccontata in volto da un solco di riserbo, sempre in bilico tra la malinconia e un sorso di fatica, il mestiere di portiere costruito nelle interminabili sedute extra di allenamento, per rendere normale anche la parata più difficile, il volo più arduo. Così è impossibile ricordare un lampo tra i pali, una scheggia che vola impazzita dalle sue memorie per consegnarsi come la più grande delle sue parate. Mentre è normale ricordare i suoi primati. Dal 1972 al ritiro, 332 presenze consecutive in A, 2 nel Napoli e 330 nella Juve, tutti gli 11 campionati in bianconero giocati senza interruzioni.È quasi una beffa che la palma del miglior estremo difensore di ogni tempo tocchi in Italia a un signore che ha faticato tutta la carriera per spiegare che i portieri possono anche non essere matti, ma ticchettare come perfetti marchingegni meccanici. Zoff è stato il più grande fin, si può dire, dal cognome tronco che pare già in volo a parare un destino importante. Fin da quando buscò cinque gol dalla Fiorentina all'esordio in A e non era che un ragazzo che andava al campo con la corriera, il ragazzo contadino che lavorava come motorista in un'officina e amava il pallone ma anche l'odore di grasso e benzina emanati dai motori bisognosi di una mano amica. Tutta l'eccezionalità della sua carriera si condensa nell'esercizio ostinato della normalità.

fonte http://www.storiedicalcio.altervista.org/